Leggo appena 30 secondi fa che il Cav. Silvio Berlusconi è stato condannato in prima istanza a 4 anni di reclusione per giochetti torbidi con compra di diritti di trasmissione.
Ovviamente si arriverà alla Corte Suprema, e se si scoprisse vita aliena, alla fine Berlusconi si rifarebbe anche a una Corte Cosmica per proteggersi.
Sappiamo infatti da tempo, che la magistratura italiana è infestata da personaggi di sinistra, nemici naturali dei benefattori capitalisti.
Al leggere il titolo della notizia pensavo che la condanna fosse stata proferita per la faccenda della prostituzione minorile o per l'abuso di autorità nel fare di una detenzione per furto di una vergine (suppongo) un caso diplomatico. Forse anche li si arriverà ad alcuna condanna di dispetto contro l'ex Premier.
Sia come sia, credo che siamo in molti coloro che non godiamo di simili notizie, e neppure crediamo che il mondo forse qualche volta funziona.
Sappiamo invece che funziona male, e che si può e si deve fare qualcosa per migliorarlo.
Per il puro fatto di mostrare a chi ci segue, che non siamo dei cretini, che pensiamo a loro, e che le nostre vite non sono né apatiche, né passive.
Insomma: I fatti di Berlusconi sono cose sue private. A noi deve interessare cosa facciamo noi con la società in cui ci troviamo. Se la miglioriamo, o se ci vegetiamo inerti e diamo la colpa ad altri per tutto quello che non funziona.
venerdì 26 ottobre 2012
mercoledì 24 ottobre 2012
La fine del mondo
Comincia il conto alla rovescia fino al 12 di Dicembre del 2012, ma dato che i Maya vivevano tra Guatemala e Messico, la fine del mondo potrebbe essere regionale come il Diluvio, e il Sole ci brucia le cocozze solo da queste parti, risparmiando l'Europa.
Prevedo comunque, che prima della seconda metà del 2013 qualche americano del nord (perché gli americani del sud sono i latinoamericani) pubblicherà qualche libro interpretando la fine del mondo come una profezia sulla crisi economica mondiale, concentratasi in questi ultimi 2 anni circa attorno al 12 di Dicembre del 2012.
O forse abbiamo fortuna, e il 12 le borse cadono sostanzialmente, così la opportunità di dare un significato alla profezia dei Maya non si perde.
Fino ad allora ho altre 7 settimane circa, e forse viene a me qualche idea.
Sicuramente nessuna idea lucrativa.
Eventualmente sto fuori tutta la giornata, cosi mi scotto il naso, e do la conferma nel mio piccolo, che il disgraziato che ha inventato la storia e ha venduto libri un minimo di ragione la aveva.
Il 13 di Dicembre spero possiamo lasciare da parte la fine del mondo e cominciare a dedicarci a cose più importanti?
Prevedo comunque, che prima della seconda metà del 2013 qualche americano del nord (perché gli americani del sud sono i latinoamericani) pubblicherà qualche libro interpretando la fine del mondo come una profezia sulla crisi economica mondiale, concentratasi in questi ultimi 2 anni circa attorno al 12 di Dicembre del 2012.
O forse abbiamo fortuna, e il 12 le borse cadono sostanzialmente, così la opportunità di dare un significato alla profezia dei Maya non si perde.
Fino ad allora ho altre 7 settimane circa, e forse viene a me qualche idea.
Sicuramente nessuna idea lucrativa.
Eventualmente sto fuori tutta la giornata, cosi mi scotto il naso, e do la conferma nel mio piccolo, che il disgraziato che ha inventato la storia e ha venduto libri un minimo di ragione la aveva.
Il 13 di Dicembre spero possiamo lasciare da parte la fine del mondo e cominciare a dedicarci a cose più importanti?
Votare il no o non votare?
Su internet trovo in continuazione opinioni e richieste diverse quando si parla di mantenere seggi vuoti in Parlamento.
Per semplificare, c'è il gruppo che propone aggiungere alla scheda elettorale una casella che dica
"Nessuna delle proposte anteriori", e riservare seggi solo in proporzione corrispondente a chi la sceglie, mentre l'altro gruppo più radicale dice: Tutte le astensioni e voti nulli si traducono in seggi vuoti.
Io appartengo al secondo gruppo.
Spiegherò il perché voglio "appropriarmi" e aggruppare tutte le astensioni.
In poche frasi.
Vi chiedo:
A chi volete dare i voti non dati, se chiedete all'elettore di andare a votare e specificare?
Noi stiamo parlando di una cosa molto grave:
Como suddividere i seggi lo hanno deciso un gruppo di eletti. Non è né una decisione democratica, e neppure riflette ciò che hanno fatto gli elettori.
Potremmo ampliare le schede elettorali con una dozzina di voci per distinguere, ma il fatto è che:
Se rendi invalida la scheda (crocette a tutti) o aggiungi che preferisci un calciatore e gli metti la crocetta, oppure vai, e la consegni in bianco, o neanche vai a perdere il tempo, il fatto alla fine è ... che non hai scelto nessun rappresentante.
Ovvero: NON hai scelto quelli che vanno in Parlamento!
L'attenzione quindi io la metterei sul fatto di giocherellare o no con i termini, per andare a occupare seggi, o se nel 2012 finalmente riusciamo a capire che la democrazia vuol dire che:
- Accettiamo il governo votato, anche se abbiamo votato per chi risulta in minoranza.
- Rispettiamo a pari diritto coloro che non hanno trovato un rappresentante.
- E le regole non si inventano a piacere e convenienza di chi governa, ma ci si limita a fare le cose correttamente.
Ripeto: Cosa sarebbe corretto assegnare a tutti i voti NON dati?
Io difendo il fatto, che se tu non hai un SI nella tua casella, non te lo rubi. PUNTO!
E mi incavolo quando si fanno filosofie attorno alle graduazioni del no.
Ovvero, che solo il No con la crocetta vale, e il silenzio diventa Si.
Il silenzio non è un Si.
Per finire con una formula matematica:
SI = A governare
Non-SI = Non governare.
Mi sembra la unica corretta che rispetta le scelte o non scelte.
Vi ricordo, cari concittadini, che quello che chiedo i governanti lo praticano parzialmente con noi.
Infatti, quando si fa il referendum, il No o il Si dipendono dal Quorum.
Anche se la matematica non corrisponde, il Referendum gioca con le astensioni. Li per principio contano come no.
E ricordo un altro fatto:
Gli unici interessati a fregarsi percentuali sono i candidati. A noi non fa male, se in parlamento ci sono macchie vuote. (Ci sono comunque, perché gli eletti marinano le sessioni).
A noi invece conviene, e non per gli spiccioli che si economizzano. Conviene per il potere che finalmente si riconosce a tutti i voti. Perché si riesce a dire NO, perché è un No che i signori e i loro partiti vedono ogni giorno, e sono dei posti di lavoro DISPONIBILI per futuri politici che si preoccuperanno di cercare il voto degli astenuti, rendendo la politica più democratica.
L'obbiettivo è migliorare la democrazia, per migliorare la vita di tutti i giorni.
A me non piace la prospettiva di lamentarmi per tutta la vita e morire dicendo, che la puzza sotto il sole è stata sempre uguale e insopportabile.
Per semplificare, c'è il gruppo che propone aggiungere alla scheda elettorale una casella che dica
"Nessuna delle proposte anteriori", e riservare seggi solo in proporzione corrispondente a chi la sceglie, mentre l'altro gruppo più radicale dice: Tutte le astensioni e voti nulli si traducono in seggi vuoti.
Io appartengo al secondo gruppo.
Spiegherò il perché voglio "appropriarmi" e aggruppare tutte le astensioni.
In poche frasi.
Vi chiedo:
A chi volete dare i voti non dati, se chiedete all'elettore di andare a votare e specificare?
Noi stiamo parlando di una cosa molto grave:
Como suddividere i seggi lo hanno deciso un gruppo di eletti. Non è né una decisione democratica, e neppure riflette ciò che hanno fatto gli elettori.
Potremmo ampliare le schede elettorali con una dozzina di voci per distinguere, ma il fatto è che:
Se rendi invalida la scheda (crocette a tutti) o aggiungi che preferisci un calciatore e gli metti la crocetta, oppure vai, e la consegni in bianco, o neanche vai a perdere il tempo, il fatto alla fine è ... che non hai scelto nessun rappresentante.
Ovvero: NON hai scelto quelli che vanno in Parlamento!
L'attenzione quindi io la metterei sul fatto di giocherellare o no con i termini, per andare a occupare seggi, o se nel 2012 finalmente riusciamo a capire che la democrazia vuol dire che:
- Accettiamo il governo votato, anche se abbiamo votato per chi risulta in minoranza.
- Rispettiamo a pari diritto coloro che non hanno trovato un rappresentante.
- E le regole non si inventano a piacere e convenienza di chi governa, ma ci si limita a fare le cose correttamente.
Ripeto: Cosa sarebbe corretto assegnare a tutti i voti NON dati?
Io difendo il fatto, che se tu non hai un SI nella tua casella, non te lo rubi. PUNTO!
E mi incavolo quando si fanno filosofie attorno alle graduazioni del no.
Ovvero, che solo il No con la crocetta vale, e il silenzio diventa Si.
Il silenzio non è un Si.
Per finire con una formula matematica:
SI = A governare
Non-SI = Non governare.
Mi sembra la unica corretta che rispetta le scelte o non scelte.
Vi ricordo, cari concittadini, che quello che chiedo i governanti lo praticano parzialmente con noi.
Infatti, quando si fa il referendum, il No o il Si dipendono dal Quorum.
Anche se la matematica non corrisponde, il Referendum gioca con le astensioni. Li per principio contano come no.
E ricordo un altro fatto:
Gli unici interessati a fregarsi percentuali sono i candidati. A noi non fa male, se in parlamento ci sono macchie vuote. (Ci sono comunque, perché gli eletti marinano le sessioni).
A noi invece conviene, e non per gli spiccioli che si economizzano. Conviene per il potere che finalmente si riconosce a tutti i voti. Perché si riesce a dire NO, perché è un No che i signori e i loro partiti vedono ogni giorno, e sono dei posti di lavoro DISPONIBILI per futuri politici che si preoccuperanno di cercare il voto degli astenuti, rendendo la politica più democratica.
L'obbiettivo è migliorare la democrazia, per migliorare la vita di tutti i giorni.
A me non piace la prospettiva di lamentarmi per tutta la vita e morire dicendo, che la puzza sotto il sole è stata sempre uguale e insopportabile.
domenica 14 ottobre 2012
Malagueña (García Lorca - Shostakovich, Sinfonia 14)
La muerte
entra y sale
de la taberna.
Pasan caballos negros
y gente siniestra
por los hondos caminos
de la guitarra.
Y hay un olor a sal
y a sangre de hembra,
en los nardos febriles
de la marina.
La muerte
entra y sale
y sale y entra
la muerte
de la taberna.
############################
La consapevolezza della morte determina le nostre vite.
A certuni da la ragione per egoismi, ricerca del potere (anche quello su una piccola cerchia di familiari o amici), e azioni antisociali.
Ad altri invece li muove in direzione opposta.
Morirò.
Il tempo passa in fretta.
Sono morti, stanno morendo, e moriranno durante la mia vita persone alle quali volevo bene, che conoscevo, o per le quali nutrivo simpatia.
E gli unici scopi che sento validi per vivere sono gli affetti e fare qualcosa di buono per chi segue.
Specialmente considerando il fatto, che la maggior parte degli esseri che hanno vissuto su questo pianeta non lo hanno fatto. Sono passati, hanno usato per quanto sono riusciti, e sono spariti.
Alcuni invece hanno lasciato idee, sono riusciti a far cambiare il mondo, anche se solo con un piccolo passo. Hanno dato il loro contributo, per sviluppare la parte di quello che chiamiamo "umano" e che ci da soddisfazione, perché vogliamo distinguerci dagli animali, che non "capiscono".
È invece vero, che siamo una specie che è molto molto vicina agli animali. Che neanche noi comprendiamo. Che non c'è molto da comprendere. Che addirittura rendersi conto della realtà è terribile da sopportare.
Eppure, io voglio fare qualcosa. Per mio figlio, e per i figli degli altri, perché domani possano fare la loro vita da un gradino diverso del nostro.
Io poi non ci sarò più, ma come io ricordi alcune persone, per il bene che hanno fatto, forse ci sarà qualche ricordo di me.
È coincidenza che si avvicina il giorno dei morti.
Con affetto a tutti coloro di buona volontà, che ci siano ancora, o che ci abbiano già lasciato.
...
entra y sale
de la taberna.
Pasan caballos negros
y gente siniestra
por los hondos caminos
de la guitarra.
Y hay un olor a sal
y a sangre de hembra,
en los nardos febriles
de la marina.
La muerte
entra y sale
y sale y entra
la muerte
de la taberna.
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La consapevolezza della morte determina le nostre vite.
A certuni da la ragione per egoismi, ricerca del potere (anche quello su una piccola cerchia di familiari o amici), e azioni antisociali.
Ad altri invece li muove in direzione opposta.
Morirò.
Il tempo passa in fretta.
Sono morti, stanno morendo, e moriranno durante la mia vita persone alle quali volevo bene, che conoscevo, o per le quali nutrivo simpatia.
E gli unici scopi che sento validi per vivere sono gli affetti e fare qualcosa di buono per chi segue.
Specialmente considerando il fatto, che la maggior parte degli esseri che hanno vissuto su questo pianeta non lo hanno fatto. Sono passati, hanno usato per quanto sono riusciti, e sono spariti.
Alcuni invece hanno lasciato idee, sono riusciti a far cambiare il mondo, anche se solo con un piccolo passo. Hanno dato il loro contributo, per sviluppare la parte di quello che chiamiamo "umano" e che ci da soddisfazione, perché vogliamo distinguerci dagli animali, che non "capiscono".
È invece vero, che siamo una specie che è molto molto vicina agli animali. Che neanche noi comprendiamo. Che non c'è molto da comprendere. Che addirittura rendersi conto della realtà è terribile da sopportare.
Eppure, io voglio fare qualcosa. Per mio figlio, e per i figli degli altri, perché domani possano fare la loro vita da un gradino diverso del nostro.
Io poi non ci sarò più, ma come io ricordi alcune persone, per il bene che hanno fatto, forse ci sarà qualche ricordo di me.
È coincidenza che si avvicina il giorno dei morti.
Con affetto a tutti coloro di buona volontà, che ci siano ancora, o che ci abbiano già lasciato.
...
venerdì 17 agosto 2012
Wanted
Cerco la possibilità (economica si intende) per mantenermi in Italia con moglie e figlio, mentre studio Scienze Politiche, con l'obbiettivo di concludere con una tesi di laurea sopra il processo elettorale.
La tesi consisterà di cinque sezioni:
1) Storia dei sistemi elettorali.
2) Storia e comparazione dei conteggi, con menzione dei metodi di conteggio usati attualmente.
3) Descrizione accurata del sistema elettorale e del conteggio italiano, mettendo in evidenza le sue origini e la base legale.
4) Studio della Costituzione e del Corpo di leggi relazionate al processo elettorale per determinare la legalità del sistema attuale, i margini entro i quali sono valide modificazioni, e il grado di aderenza ai diritti politici e umani o eventualmente il mancato rispetto a alcun diritto garantito con leggi di priorità superiore.
5) Conclusione con proposte correttive.
Purtroppo ho speso la mia vita creando lavoro per altri (per circa 50 impiegati in totale), senza proteggere i miei interessi e cercare la mia sicurezza economica.
Preferirei trovarmi in condizione di potermi allontanare senza preoccupazioni economiche per dedicarmi a progetti che mi appassionano, ma vivo ancora di quello che guadagno ogni mese.
L'appello è rivolto quindi a un mecenate o sponsor idealista interessato al risultato che deriverà dallo studio.
É un appello ipotetico, dovuto al fatto che il suo autore non crede che sia comune l'interesse per migliorare quello che funziona male, ma con la promessa, che da parte dell'autore ci sarà una risposta immediata a una altamente improbabile proposta di appoggio.
Ai lettori la promessa di riprendere il monologo (grazie al silenzio del pubblico, che dal principio è stato invitato a partecipare a trasformarlo in dialogo) in breve.
La tesi consisterà di cinque sezioni:
1) Storia dei sistemi elettorali.
2) Storia e comparazione dei conteggi, con menzione dei metodi di conteggio usati attualmente.
3) Descrizione accurata del sistema elettorale e del conteggio italiano, mettendo in evidenza le sue origini e la base legale.
4) Studio della Costituzione e del Corpo di leggi relazionate al processo elettorale per determinare la legalità del sistema attuale, i margini entro i quali sono valide modificazioni, e il grado di aderenza ai diritti politici e umani o eventualmente il mancato rispetto a alcun diritto garantito con leggi di priorità superiore.
5) Conclusione con proposte correttive.
Purtroppo ho speso la mia vita creando lavoro per altri (per circa 50 impiegati in totale), senza proteggere i miei interessi e cercare la mia sicurezza economica.
Preferirei trovarmi in condizione di potermi allontanare senza preoccupazioni economiche per dedicarmi a progetti che mi appassionano, ma vivo ancora di quello che guadagno ogni mese.
L'appello è rivolto quindi a un mecenate o sponsor idealista interessato al risultato che deriverà dallo studio.
É un appello ipotetico, dovuto al fatto che il suo autore non crede che sia comune l'interesse per migliorare quello che funziona male, ma con la promessa, che da parte dell'autore ci sarà una risposta immediata a una altamente improbabile proposta di appoggio.
Ai lettori la promessa di riprendere il monologo (grazie al silenzio del pubblico, che dal principio è stato invitato a partecipare a trasformarlo in dialogo) in breve.
martedì 31 gennaio 2012
Controllare le spese e le economie dei greci
La richiesta di alcuni paesi europei (in testa la Germania) di controllare gli sforzi greci mediante un commissario europeo era prevedibile.
C'erano due possibilità: O i greci riescono a mantenere le promesse, o il buco rimane aperto, e forse aumenta.
Nel secondo caso, dopo ripetuti aumenti e aggiustamenti, era ovvio che si alza la voce "è ora di farci controllare per finirla con gli inganni!".
Leggo ora, che altri invece non sono d'accordo, perchè bisogna rispettare la sovranità nazionale.
Valida allora la mia proposta, di preparare un sistema efficiente per la pubblica amministrazione, e consegnarlo a nazioni come la Grecia, che sono campioni in spreco.
Senza offendere la sovranità nazionale, si potrebbe far dipendere aiuto economico dall'applicazione di tale sistema.
Anzi, andando più in la, visto che la Comunità Europea si è fatta principalmente come comunità economica, si completa finalmente la ciambella e si fa il buco giusto: Comunità retta dallo stesso sistema di amministrazione pubblica.
Per garantire che gli Stati spendono allo stesso modo e funzionano con la stessa efficienza.
In altre parole ... in fondo sarebbe un livellamento e un tentativo di ridurre la corruzione o ostacolarla seriamente.
Per ragioni di sovranità nazionale, ciò di sicuro non interesserà a molti Stati.
Sospetto che interesserà maggiormente agli stati che pagano.
C'erano due possibilità: O i greci riescono a mantenere le promesse, o il buco rimane aperto, e forse aumenta.
Nel secondo caso, dopo ripetuti aumenti e aggiustamenti, era ovvio che si alza la voce "è ora di farci controllare per finirla con gli inganni!".
Leggo ora, che altri invece non sono d'accordo, perchè bisogna rispettare la sovranità nazionale.
Valida allora la mia proposta, di preparare un sistema efficiente per la pubblica amministrazione, e consegnarlo a nazioni come la Grecia, che sono campioni in spreco.
Senza offendere la sovranità nazionale, si potrebbe far dipendere aiuto economico dall'applicazione di tale sistema.
Anzi, andando più in la, visto che la Comunità Europea si è fatta principalmente come comunità economica, si completa finalmente la ciambella e si fa il buco giusto: Comunità retta dallo stesso sistema di amministrazione pubblica.
Per garantire che gli Stati spendono allo stesso modo e funzionano con la stessa efficienza.
In altre parole ... in fondo sarebbe un livellamento e un tentativo di ridurre la corruzione o ostacolarla seriamente.
Per ragioni di sovranità nazionale, ciò di sicuro non interesserà a molti Stati.
Sospetto che interesserà maggiormente agli stati che pagano.
domenica 29 gennaio 2012
Blog orfano
Da qualche giorno, ricordandomi del mio blog, sono andato a rivedere le statistiche e nonostante il mio lungo silenzio la pagina mantiene un numero costante di visitatori.
Non me lo so spiegare.
Un giorno avete una "illuminazione" (e ovviamente avete abbastanza umore per non prendervi troppo sul serio) tutt'altro che utopica su cosa si dovrebbe cambiare per avere un mondo più giusto perlomeno sotto un certo aspetto. Cercate di ottenere pareri per capire se la gente si importa della correttezza delle regole, e ottenete esigue critiche neppure molto coerenti, ma in generale silenzio.
Ho già detto, che ai tedeschi piace moltissimo lamentarsi. E che gli italiani hanno tutta una cultura di rassegnazione.
Ma non intendevo affatto dire che ciò valga per tutti. Alla fine dei conti, io sono un italiano di cultura tedesca, e non sono affatto rassegnato, e neppure disposto a limitarmi alle lamentazioni per tutta la mia vita. Voglio fare tutto ciò che rientra nelle mie possibilità - includendo ampliare in grande tali possibilità - per consegnare a mio figlio un mondo che funzioni meglio. E credo di non essere affatto l'unico desideroso di migliorare le cose.
Non sono affatto idealista. E neppure utopista.
I cambi radicali sono pericolosi, assolutamente rischiosi e non credo affatto che la mente umana riesca a concepire a tavolino un progetto di società che possa funzionare. Anzi, tali tentativi sono sempre di carattere totalitario. Sono degli schemi in cui i popoli vengono oppressi a forza, e chi non ci sta bene viene eliminato.
Io invece penso, che più che guidare, il sistema deve essere costruito in modo tale da includere.
Cosa strana, includere significa anche dare spazio e potere a chi vuole ostruire.
Cosa c è di buono nel permettere l'ostruzione?
Prima di tutto, nel caso della democrazia siamo lontani dal rispettare i diritti di tutti. Per principio sarebbe quindi un passo essenziale e doveroso per rispettare teoricamente tutti coloro che hanno diritto a votare, e non solo quelli che hanno votato.
In secondo luogo, quando l'obiezione è massiva, ignorarla non è affatto intelligente.
Senza dubbio è comodo ignorare e continuare allo stesso modo, ma è comodo per chi sta nella posizione di potersi creare vantaggi, non di chi "subisce" gli effetti delle decisioni prese.
Democrazia quindi vuol dire prima di tutto non nascondere le voci e volontà di coloro che non sono d'accordo con quello che si dice e si fa.
Siamo molto lontani dall'equità nel processo democratico, e sono sicuro che a un certo punto nel futuro si faranno cambi.
Quando si comincerà e dove dipende ... da voi o dai vostri figli (inteso in senso globale).
Però senza dubbio non siete ancora al punto giusto.
Alcuni sono indignati, ma sono pochissimi.
L'indignazione sovviene, quando si perde l'illusione di riuscire ad arrangiarsi in qualche modo.
Per essere sincero, io non sono un indignato. Le disgrazie italiane non mi toccano direttamente, perché non vivo in Italia. La mia è pura convinzione che si può fare molto con molto poco, aprendo sbarramenti e regolando meglio la condotta di chi dirige.
Sembra che ai cittadini delle democrazie non venga affatto l'idea, che le regole democratiche sono migliorabili. Anzi! Sembra che ormai sono tutti convinti che la democrazia nella sua forma attuale è il meglio possibile e che i difetti ovvi sono intrinseci. Per cui, quando gli non si è più disposti ad accettare certi sviluppi, certuni ricadono nella tentazione di appoggiare politiche antidemocratiche ed esclusive.
Ve lo ripeto: La democrazia non è arrivata alla vetta ed è in declino. Stiamo solo vedendo dopo parecchi decenni, che è stata ideata con qualche difetto, e che gli aspetti negativi, continuando con lo stesso sistema, diventano molto pesanti.
La cosa corretta sarebbe quindi cominciare a limare il sistema, togliere gli spigoli ostacolanti, creare un sistema di resa dei conti efficiente.
Quando cominciamo?
Non me lo so spiegare.
Un giorno avete una "illuminazione" (e ovviamente avete abbastanza umore per non prendervi troppo sul serio) tutt'altro che utopica su cosa si dovrebbe cambiare per avere un mondo più giusto perlomeno sotto un certo aspetto. Cercate di ottenere pareri per capire se la gente si importa della correttezza delle regole, e ottenete esigue critiche neppure molto coerenti, ma in generale silenzio.
Ho già detto, che ai tedeschi piace moltissimo lamentarsi. E che gli italiani hanno tutta una cultura di rassegnazione.
Ma non intendevo affatto dire che ciò valga per tutti. Alla fine dei conti, io sono un italiano di cultura tedesca, e non sono affatto rassegnato, e neppure disposto a limitarmi alle lamentazioni per tutta la mia vita. Voglio fare tutto ciò che rientra nelle mie possibilità - includendo ampliare in grande tali possibilità - per consegnare a mio figlio un mondo che funzioni meglio. E credo di non essere affatto l'unico desideroso di migliorare le cose.
Non sono affatto idealista. E neppure utopista.
I cambi radicali sono pericolosi, assolutamente rischiosi e non credo affatto che la mente umana riesca a concepire a tavolino un progetto di società che possa funzionare. Anzi, tali tentativi sono sempre di carattere totalitario. Sono degli schemi in cui i popoli vengono oppressi a forza, e chi non ci sta bene viene eliminato.
Io invece penso, che più che guidare, il sistema deve essere costruito in modo tale da includere.
Cosa strana, includere significa anche dare spazio e potere a chi vuole ostruire.
Cosa c è di buono nel permettere l'ostruzione?
Prima di tutto, nel caso della democrazia siamo lontani dal rispettare i diritti di tutti. Per principio sarebbe quindi un passo essenziale e doveroso per rispettare teoricamente tutti coloro che hanno diritto a votare, e non solo quelli che hanno votato.
In secondo luogo, quando l'obiezione è massiva, ignorarla non è affatto intelligente.
Senza dubbio è comodo ignorare e continuare allo stesso modo, ma è comodo per chi sta nella posizione di potersi creare vantaggi, non di chi "subisce" gli effetti delle decisioni prese.
Democrazia quindi vuol dire prima di tutto non nascondere le voci e volontà di coloro che non sono d'accordo con quello che si dice e si fa.
Siamo molto lontani dall'equità nel processo democratico, e sono sicuro che a un certo punto nel futuro si faranno cambi.
Quando si comincerà e dove dipende ... da voi o dai vostri figli (inteso in senso globale).
Però senza dubbio non siete ancora al punto giusto.
Alcuni sono indignati, ma sono pochissimi.
L'indignazione sovviene, quando si perde l'illusione di riuscire ad arrangiarsi in qualche modo.
Per essere sincero, io non sono un indignato. Le disgrazie italiane non mi toccano direttamente, perché non vivo in Italia. La mia è pura convinzione che si può fare molto con molto poco, aprendo sbarramenti e regolando meglio la condotta di chi dirige.
Sembra che ai cittadini delle democrazie non venga affatto l'idea, che le regole democratiche sono migliorabili. Anzi! Sembra che ormai sono tutti convinti che la democrazia nella sua forma attuale è il meglio possibile e che i difetti ovvi sono intrinseci. Per cui, quando gli non si è più disposti ad accettare certi sviluppi, certuni ricadono nella tentazione di appoggiare politiche antidemocratiche ed esclusive.
Ve lo ripeto: La democrazia non è arrivata alla vetta ed è in declino. Stiamo solo vedendo dopo parecchi decenni, che è stata ideata con qualche difetto, e che gli aspetti negativi, continuando con lo stesso sistema, diventano molto pesanti.
La cosa corretta sarebbe quindi cominciare a limare il sistema, togliere gli spigoli ostacolanti, creare un sistema di resa dei conti efficiente.
Quando cominciamo?
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